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se per caso ami la cultura e l'avventura e vorresti conoscere una terra magica e misteriosa, come la Sicilia, questo è il tuo blog. "Il Veltro", come un "segugio", ti indica la via per raggiungere luoghi affascinanti e antichi, tradizioni e feste popolari d'altri tempi e una e più storie.

Leggendo, viaggerai.
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Flavio R.G. Mela

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Miti & Leggende. La fiera fantasma di Monte Navone.

Al centro delle contrade Navonello, Braemi, Cucchiara, Rossignolo, Scalisa, tra i paesi di Piazza Armerina e Barrafranca, si erge per ben 754 metri d'altezza Monte Navone. Monte dalla forma piramidale, secondo alcune tracce archeologiche, è considerato luogo anticamente antropizzato. La sua storia si perde nel tempo antico. La sua sommità, in particolar modo, è ricco di tracce di insediamenti di diverse epoca, tra cui quella greca. Figlio di una natura selvaggia ed incontaminata, Monte Navone fu ed è un vera e propria fonte di ispirazione per le leggende e le storie popolari più ancestrali e occulte. La sua nebbia che silenziosa scende dalla sua sommità durante i giorni d'inverno sembra portare con se tutto il peso dei secoli antichi, avvolgendo di misero le sue pendici verdeggianti. Basti pensare che proprio in cima si narra di un misteriosissimo tesoro, detto "dei sette re", custodito da spiriti. Ma la leggenda più famosa e comune è quella che narra di una fiera fantasma che ogni anno prenderebbe vita dal nulla. A Piazza Armerina e a Barrafranca si racconta che quando la Madonna Annunziata si celebra di lunedì a Monte Navone "si fa festa" e proprio dalla grotta del tesoro dei sette re si odono strida e lamenti. Altre varianti vogliono la fiera ricrearsi quando Natale (a Raddusa) cade di lunedì oppure quando, durante quest'ultimo, si festeggia Sant'Agata (a Piazza Armerina).
Per quel che concerne la prima variante, si narra che quando il Natale cadeva, per l'appunto, di lunedì gli antichi facevano festa sul Monte Navone con una fiera. In quel grande mercato v'erano beni di ogni tipo, animali di ogni specie e tanta gente. Un uomo vedendo tutto ciò si meravigliò e disse che sarebbe stato stupendo se quelle persone e quelle persone fossero diventate oro. Mentre affermava questo, i cieli si aprirono e tutti furono tramutati in oro. La montagna si chiuse. Da quel momento se qualcuno si trovasse ad andare a Monte Navone durante un Natale festeggiato di lunedì e senza sapere la storia e toccasse la montagna, la maledizione si spezzerebbe rendendo nuovamente ogni uomo ed ogni bestia nuovamente com'era, vivo e vegeto.
Simile ma diversa è la seconda variante. In tale leggenda è la festa di Sant'Agata ad essere presa in considerazione. Infatti se un visitatore, senza sapere che in quel lunedì si festeggia la santa, si trovasse ad andare a Monte Navone, si ritroverebbe circondato da una fiera in festa. Da questa può comprare ogni cosa, tutto quel che vuole e, dopo mezzanotte, una volta a casa, tutto si trasformerebbe in oro puro.
Sembrerebbe tutto rose e fiori ma c'è una nota dolente. Il visitatore dopo aver visitato la fiera può certamente tornarsene a casa ma durante il tragitto più di una voce chiamerebbe il suo nome nel buio e nel silenzio. Lui ha l'obbligo di non voltarsi mai e per nessuna ragione. Solo in casa queste voci svanirebbero. E se qualora si voltasse, tutto quello che è riuscito a prendere alla fiera si trasformerebbe in nulla e gli spiriti lo picchierebbero brutalmente. Questo, secondo alcuni racconti, potrebbe anche portare alla morte dopo qualche giorno avanti la visita alla fiera di Monte Navone.
Per l'approfondimento si consiglia il testo del professore Vittorio Malfa intitolato Maghi, Streghe e malìe nel cuore di Sicilia ( Enna, Il Lunario, 1998).
Flavio Mela

Cinema. Fiction “Caravaggio”: ciak a Piazza Armerina

Carissimi Lettori, il "Veltro" è lieto di annunciarvi l'apertura di una nuova sezione dedicata completamente al Cinema in Sicilia e per la Sicilia. Molti film prendono come proprie "scenografie" le terre incantevoli e selvagge dell'Isola, rendendoli "miti" nell'artistica cultura delle pellicole, come non pochi trattano tematiche siciliane contribuendo alla memoria della storia della splendida terra di Trinacria. Oggi come ieri molti autori hanno reso omaggio al paesaggio siciliano o al suo popolo con opere di grande rilievo che hanno segnato la storia del grande schermo. La sezione "Cinema" prende avvio con un articolo dedicato alle riprese della fiction "Caravaggio", che ha visto i propri attori girare tra le vie o all'interno di antichi monumenti del centro Sicilia ed oltre come Piazza Armerina. L'articolo, egregiamente stilato, è del Dottor Cristian Orlando, che nella propria tesi di laurea " Un percorso di cineturismo: storia e fiction "Caravaggio" a Piazza Armerina", ha sapientemente descritto l'evento ma anche analizzato quale impatto può avere un'esperienza cinematografica nel contesto culturale e turistico. L'articolo è un estratto della tesi. "Il Veltro" ringrazia il Dottor Orlando per la sua testimonianza e per le originali foto (da dietro le quinte) che ha gentilmente fornito. Buona lettura.


" Fiction "Caravaggio": ciak a Piazza Armerina"
del Dottore Cristian Orlando.


Tra l’8 e l’11 maggio 2006, la magia del cinema ha riportato indietro nel tempo la città di Piazza Armerina. Per battere il primo ciak sulla vita di Caravaggio, la produzione ha scelto alcune locations del centro storico della “Città dei Mosaici”. Così, già a partire da giorno 7 maggio, sono arrivati in città ben sei tir per allestire il set in modo da “antichizzare” alcuni scorci della città. Le locations interessate, per effettuare le riprese, sono state: l’interno della Commenda dei Cavalieri di Malta, Piazza Duomo, Palazzo Trigona e i boschi della Bellia. Dopo i primi due giorni nel centro storico piazzese, la troupe si è trasferita alla masseria Mandrascate, un antico podere situato tra Valguarnera e Piazza Armerina, e successivamente ha proseguito le riprese nel capoluogo siracusano. Grazie alle suggestive ambientazioni il territorio dei monti Erei si è rivelato location ideale per il regista Angelo Longoni, che ha così affermato: “Abbiamo scelto questo angolo dell’isola perché ci consentirà di ricostruire, oltre che la Sicilia dell'epoca, anche le atmosfere lombarde degli anni della formazione. Narreremo di questo suo soggiorno siciliano costellato di paure e angosce. Il racconto di un uomo in fuga, un evaso roso dall'irrequietezza”. Le riprese della fiction sulla vita di Caravaggio iniziano nella mattinata di giorno 8 maggio 2006. La prima scena girata all’interno della Commenda dei Cavalieri di Malta di Piazza Armerina, è ambientata a Messina. Qui, in una stanza dell’ospedale Crociferi, nel 1609, pochi mesi prima della sua morte, si ritrova un Caravaggio fuggiasco e ricercato dalle autorità pontificie mentre dipinge “La Resurrezione di Lazzaro”. Il dipinto, come riportano le fonti analizzate in precedenza, era stato commissionato per l’esorbitante cifra di mille scudi da un uomo d’affari genovese, Giovanni Battista de’ Lazzari, per la cappella votiva di famiglia. Dopo il lavoro di tecnici e arredatori, che hanno predisposto la grande tela ad olio, i ponteggi, i pennelli, i contenitori di colori, le candele e le lanterne, viene battuto il primo ciak al grido di: “Silenzio fuori, si gira”, da parte dell’ispettore di produzione, Vincenzo Cusimano. Tre becchini, guidati dal fedele amico di Caravaggio, Mario Minniti (Paolo Briguglia), portano all’artista (Alessio Boni) il cadavere necessario a dipingere il Lazzaro miracolato da Gesù Cristo. Nel secondo ciak, l’artista esamina il cadavere e tra gli odori nauseabondi ed una ripetuta tosse secca, promuove il cadavere come adatto a poter fare da modello per il suo Lazzaro, mentre l’amico Minniti, con una mano al naso, tenta di salvarsi dal tanfo funereo che lo colpisce. La scena finale della mattinata vede come protagoniste un gruppo di comparse piazzesi che fanno da modelli al geniale Caravaggio. All’interno dell’ex chiesa della Commenda, per girare questa scena, è stata collocata una grande riproduzione della tela, fedele nelle dimensioni all’originale(esposto al museo regionale di Messina). L’artista è colto nell’attimo in cui è impegnato negli ultimi ritocchi del suo dipinto, dove sul corpo di Lazzaro in diagonale, in bilico tra la vita e la morte, si staglia una luce a sprazzi proveniente da sinistra, grazie ad un effetto speciale ideato dal maestro della cinematografia Vittorio Storaro. Nel pomeriggio è la volta dell’ultima scena girata alla Commenda, quella in cui la folla vede finalmente l’opera terminata. Viene colto il carattere irascibile del Caravaggio, soprattutto dopo i giudizi negativi che gli vengono mossi dal critico d’arte (interpretato dall’attore Turi Amore) che contesta il dipinto all’artista, affermando che è in parte vuoto. Il pittore infuriato sta per squarciare la tela a colpi di pugnale, ma viene immediatamente fermato dal fidato amico Mario Minniti. Per tutte le scene della giornata sono state impegnate nelle riprese ben 70 comparse, interpreti di svariati personaggi: 11 modelli, 20 nobili, 20 prelati, 5 frati francescani e 10 popolane. Il 9 maggio la troupe si sposta in piazza Duomo. I tecnici dell’entourage Rai hanno effettuato dei lavori di “occultamento” delle tracce di modernità, come lampioni, cavi elettrici e grondaie, non compatibili con le ambientazioni cinquecentesche del film. La pavimentazione di Piazza Duomo è ricoperta da centimetri di sabbia arenaria. Inoltre, vengono posizionate bancarelle, per simulare un mercato rionale, carri e carrozze in legno. Anche il portone di palazzo Trigona viene sverniciato per essere adattato alle esigenze del copione. Questa nuova giornata di riprese, registra anche l’arrivo sul set dell’attrice Elena Sofia Ricci nei panni della marchesa Costanza Colonna. Questo personaggio, come si evince dalle fonti, insieme ai suoi familiari ha sempre protetto Michelangelo Merisi durante la sua breve ma intensa esistenza. Nella prima scena della giornata, dentro una carrozza in legno posta accanto alla scalinata del Duomo, Caravaggio (Alessio Boni) ferito alla testa nel corso dell’ennesimo duello, chiede aiuto alla nobildonna, a Napoli, vicino al palazzo dei Colonna. In questa scena il pubblico presente assiste a qualche effetto scenico svelato, per la carrozza che viene mossa appositamente simulando il trotto dei cavalli. Altra scena girata è quella riguardante l’entrata della carrozza, fornita di magnifici cavalli bianchi, all’interno di Palazzo Trigona. Sullo sfondo, un mercato rionale con poche comparse vestite da venditori e popolani. In questa scena si simula l’ingresso all’interno del palazzo nobiliare napoletano dei Colonna. Un altro ciak, girato all’ingresso del palazzo, è quello riguardante brevi dialoghi tra la marchesa Costanza ed il figlio Fabrizio (Ruben Rigillo), con la consegna di una lettera di protezione. Una delle scene più toccanti della due giorni piazzese, è quella dell’addio di Costanza a Caravaggio mentre egli sale sulla carrozza che lo farà partire verso le spiagge romane, in cui troverà la morte nel 1610. Le riprese degli esterni girati a Piazza Armerina sono state montate con uno scorcio del bosco della Bellia riscoperto anche questo come location del film. Nei giorni 10 e 11 maggio il set si sposta nella tenuta di Mandrascate, alle porte di Valguarnera. Si girano le scene di Caravaggio bambino (Adriano Todaro) che, a soli sei anni, assiste alla morte del padre Fermo e del nonno paterno, colpiti dalla peste. Tutte le scene di giorno 10 maggio hanno come sfondo la peste del 1577. A Caravaggio, la quieta cittadina rurale a pochi chilometri da Milano, si svolge un dramma ed il piccolo Michele tenta di osservare gli appestati morenti, mentre becchini e popolani hanno l’amaro compito di raccogliere i cadaveri bendati, disposti in fila sul ciottolato della fattoria. Protagonisti dunque, i corpi bendati senza vita e poi bruciati, i bubboni dei malati, il lavoro dei becchini vestiti di nero, le donne che gridano di dolore per la perdita dei loro cari. Il giorno successivo vengono girate le scene di un Caravaggio ancora adolescente (Thomas Cibelli), preso a contratto all’età di 13 anni, a Milano, presso la bottega del maestro d’arte Simone Peterzano. Nonostante le proteste del ragazzo, la madre (Marta Bifano) decide di farlo partire salutandolo in lacrime mentre la carrozza d’epoca si allontana dal borgo caravaggino. Dopo Piazza Armerina e Mandrascate (Valguarnera), le riprese continuano per due settimane nel Siracusano: nel Castello diroccato di Augusta, a Marzamemi e nel Castello Maniace ad Ortigia. All’interno del Castello Maniace, si gira una scena ambientata a Malta: l'incontro fra Caravaggio e Alof De Vignancourt. Il Gran Maestro dei Cavalieri di Malta accoglie l'artista in fuga, inseguito dal mandato d'arresto per omicidio, e lo protegge. Una copia del ritratto del Gran Maestro campeggia al centro della sala dove la troupe è al lavoro fra carrelli e macchine da presa mentre il maestro Vittorio Storaro si affanna per ricreare con i fasci di luce che entrano dai finestroni e con quelli di luce artificiale l'effetto chiaroscuro necessario ad un interno d'epoca. In un’altra scena il castello Maniace diventa, nella finzione cinematografica, il maniero di Forte Sant'Angelo a Malta. Il carcere dal quale Caravaggio riesce ad evadere roccambolescamente, riparando successivamente in Sicilia. La presenza della troupe cinematografica, nella città dei mosaici, ha generato un particolare entusiasmo sia tra i cittadini che tra gli operatori e gli addetti ai lavori. Il protagonista della fiction, Alessio Boni, dopo aver girato le prime scene in città, ha infatti dichiarato: “l’inizio è ottimo anche perché Piazza Armerina è fantastica, non solo la Villa Romana, dico tutta la città e poi l’ospitalità che abbiamo trovato è straordinaria”. Soddisfatto della città si è dichiarato anche Enrico Kori, responsabile del casting: “avevo visto come tutti la Villa Romana famosissima, ma confesso che non avevo avuto modo di apprezzare la città antica e le sue diverse sfaccettature artistiche e architettoniche. Ho fatto un reportage che sottoporrò ad altri registi interessati a location cinematografiche, cercando di dare risalto agli scorci più suggestivi, e sono certo che quest’avventura cinematografica per Piazza Armerina non finisce oggi”. Effettivamente, la città, per la sua ricchezza culturale e monumentale, ben si presta all’ambientazione cinematografica auspicando a nuove avventure simili; non solo per il cinema che è un fatto episodico e sporadico, quanto per il turismo e gli eventi che possano catalizzarlo.