Benvenuti

Carissimo Viandante del Web,

se per caso ami la cultura e l'avventura e vorresti conoscere una terra magica e misteriosa, come la Sicilia, questo è il tuo blog. "Il Veltro", come un "segugio", ti indica la via per raggiungere luoghi affascinanti e antichi, tradizioni e feste popolari d'altri tempi e una e più storie.

Leggendo, viaggerai.
Buona Lettura.

Flavio R.G. Mela

Per inviare gli articoli personali o per comunicare
con "Il Veltro Blog" scrivere all'indirizzo e-mail:

segreteria.ilveltro@gmail.com



Spot. Il Veltro. Il Viaggio continua.



Visualizzazione post con etichetta Musei e Parchi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Musei e Parchi. Mostra tutti i post

Musei & Parchi. Oltre il Cuore di Sicilia. La Casa del Nespolo: lì dove è possibile sentire il russare del mare. (Acitrezza - CT)


In via S. de Maria ad Aci Trezza è ancora conservata una tipica casa di pescatori di fine ‘800. Quest’abitazione prende il nome di Casa del Nespolo, lo stesso nome che usò Giovanni Verga per quella dei Malavoglia. Probabilmente lo scrittore, nella scelta di questo particolare nome, fu ispirato dal fatto che chiunque costruisse una cosa coltivava al suo interno un orticello con uno o più alberi di limoni, arance, fichi e mele. Ma non mancava mai l’albero di nespolo al di sotto del quale, data l’ombra, i pescatori solevano intrecciare le loro reti o ripararle.
Di tutte le case di pescatori che dovevano costellare l’abitato di Trezza, la Casa del Nespolo è una delle poche rimaste. Di fianco alla chiesa di San Giovanni Battista, la casa, ormai Museo, accoglie il visitatore con il suo cortile, rifornito chiaramente del tipico nespolo e da un orticello, a cui sia accede tramite uno splendido ingresso caratterizzato da un arco in pietra lavica a tutto sesto. Una volta dentro, ci si immerge nel mondo antico dei pescatori trezzoti. Due stanze una sulla destra e l’altra sulla sinistra sono il fulcro della memoria del pae
se dei Malavoglia. Sulla sinistra un ambiente a pianta quadrangolare ospita cimeli, fotografie, locandile e libri del grande evento cinematografico che portò Aci Trezza nelle sale cinematografiche di tutta Italia prima e del mondo poi, grazie all’opera su citata di Luchino Visconti a cui è dedicato l’ambiente. Nell’altra stanza, quella sulla destra, intitolata La stanza dei Malavoglia, v’è una stupenda ed interessante raccolta etno-antropologica di oggetti antichi legati alla pesca e suppellettili proprio di una casa trezzota tra cui diverse reti, lenze, sedie, arnesi da lavoro, e pe
rsino un bossolo di missile della seconda guerra mondiale riutilizzato come recipiente di piombo per tenere sigillata la neve condita (la granita) che i pescatori si portavano nelle battute di pesca per refrigerarsi dal caldo e non disidratarsi.
Di notevole importanza anche le fotografie direttamente scattate da Giovanni Verga e le lettere di corrispondenza di quest’ultimo con il fratello Pietro.
In conclusione, la Casa del Nespolo è un fascinoso ambiente di grande spessore storico e culturale che da a chi la visita la sensazione, come diceva Verga della casa dei Malavoglia, che dal suo ventre è possibile ascoltare il russare del mare.
Per visitare il museo, per assistere a rievocazioni letterarie e storiche all'interno degli spazi museali o per maggiori informazioni visitare il sito www.museocasadelnespolo.info.


Flavio Mela

Musei & Parchi. Oltre il Cuore di Sicilia. La grotta del Monello (Siracusa). Un discesa verso il centro della terra.

In provincia di Siracusa è possibile entrare nella vivo del romanzo di Jules Verne ovvero "Viaggio al centro della terra". E' la sensazione che si prova discendendo all'interno della grotta del Monello, un illustre esempio di strutture carsiche inserita nel contesto di una riserva che si estene per ben 59 ha, ubicata nel settore orientale dell'altopiano ibleo. Scoperta casualmente per un cedimento del terreno, la grotta si mostra al visitatore, guidato da esperti di speleologia e "armato" di caschetto e torcia, come un paesaggio veramente favoloso e straordinario. Da qualsiasi lato, la presenza di diversi speleotemi modella pareti e pavimento così che, nonostante la presenza di uno stretto sentiero interno, è difficile trovare una linearità nelle forme che si fanno via via più fantasiose e di strutture diverse. Di speleotemi, nella grotta del Monello, è possibile trovarne di tutte le tipologie: stalattiti (a punta, a mammella, a tronco d'albero, ramificate, cortiniche ecc.), cannule, eccentrici, ("peli" e "spine" sul fusto delle stalattiti), vele e cortine, meduse, concrezioni da "splash", "latte di monte", colate concrezionali sulle pareti e sui pavimenti, stalagmiti (a candelabro, a cupole sovrapposte, a pila di piatti rovesciati, a grandi foglie, a cavolfiore, a cascata ecc.), colonne e vaschette, con cordonature disposte a gradinata. Alla surreale visione dell'ambiente sotterraneo, la grotta accoglie, anche, i suoi visitatori con la frescura. Si hanno infatti temperature che variano da 10° C in Gennaio ai 16° C in Luglio all'inizio del percorso e da 17,7° C a 20,3° C nell'ultima sala che si presenta come la più grande tra tutte e anche quella più caratteristica. Le pareti sono e ogni elemento viene solcato dall'acqua tanto da portare l'umidità relativa ad un valroe che varia fra l'87 e il 98 %. All'interno degli ambienti sotterranei vivono alcuni animali. Decisamente da annotare sono gli invertebrati tra cui gli pseudoscorpioni Chtonius multidentatus Beier e Roncus siculus Beier, l'isopode Armadillium lagrecai Vandel ed il diplopode Sicilmeris dionysii Strasser e i vertebrati come l chirottero della specie Rhinolophus ferrumequinum ferrumequinum (Schreiber). Ma la grotta, nonostante sia il natural show della riserva, è inserita in un contesto paesaggistico dal grande valore naturalistico. Abbandonando così l'ambiente ipogeico e rigettando l'occhio su quello epigeico è possibile "respirare" tutta la biodiversità e le caratteristiche di un autentico paesaggio naturale siciliano. Valli fluviali ripide, chiamate localmente "cave", si alternano a sassosi e soleggiati pianori, con la presenza di colure antiche come ulivi e carrubi che con le loro grandi fronde regalano ombra dall'arsura estiva. Inserita nel contesto dei Monti Iblei, lo spaccato naturale della grotta del Monello si impreziosisce anche per la presenza di diverse specie animali e vegetali. Istrici, volpi e rapaci notturni, nascosti in anfratti e cavità, vivono in questa terra ancora incontaminata. Non solo. Vi sono anche specie rare e difficili ormai da individuare come coturnice sicula e il corvo imperiale, rettili ormai rari e a forte rischio di estinzione quali il colubro leopardino e la testuggine di Hermann. Tra i vegetali si menzionano la euforbia e la lecceta, oliveti, mandorleti e carrubeti. All'ombra degli alberi da coltura ecco la presenza dell' acanto dalla bianca fioritura primaverile ed il crisantemo giallo così come la zona rocciosa è caratterizzata dall' euforbia arborescente, dall'ogliastro, dal carrubo, dal terebinto e dall'alaterno. Ma è nell'imboccatura della grotta che si ritrova una specie endemica, rarissima e tipica solo degli Iblei ovvero l' Urtica rupestris, quasi totalmente priva di peli urticanti e che cresce normalmente negli ambienti ombreggiati ed umidi del fondo delle forre, ma in questo particolare contesto, decisamente arido, sfrutta le correnti rese fresche dalla presenza dell'ipogeo.
La grotta Monello è stata dichiarata Riserva Naturale Integrale con decreto n. 615 del 4/11/1998 dell'Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana e affidata in gestione al CUTGANA, Centro Interfacoltà dell’Un
iversità di Catania con lo scopo principale di tutelare e difendere il particolare habitat di questa porzione di territorio ibleo. All'interno è infatti edificato un centro di accoglienza che comprende un singolare museo naturale con la presenza di diverse specie animali (esemplari trovati morti nella riserva) e vegetali.
Per raggiungere la Riserva della grotta del Monello dall'autostrada Siracusa-
Gela occorre uscire a Cassibile e proseguire in direzione Floridia fino alla località "Grotta Perciata".
Per ulteriori informazioni
visionare il sito http://www.cutganambiente.it/Monello/index.html o rivolgersi a CUTGANA - Via Androne, 81 - 95124 CATANIA - email: cutgana@unict.it - Tel. 095.312104

Flavio Mela

Oltre il Centro Sicilia. Musei & Parchi. La Casa-Museo di Antonino Uccello di Palazzolo Acreide

Nei pressi di Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, un uomo di nome Antonino Uccello, intorno al 1971, inaugura una Casa Museo all'interno di una palazzo nobiliare del '700 (Palazzo Ferla) nel quale allestisce una mostra di tutte le sue collezioni fatte, essenzialmente, di materiale di derivazione popolare, siano essi pezzi di carretti scolpiti o pregiati tessuti ricamati a mano. E' solo l'apice di una storia di grande spessore, la vita di Antonino Uccello. Grande studioso di demologia e musicologia, Uccello, originariamente, condusse una campagna di "pubblicità" alla cultura di Sicilia attraverso mostre allestite con materiale di origine popolare e tradizionale in Lombardia dove, dopo la guerra, fu costretto ad emigrare per lavoro. La sua devozione alla cultura non potè non rendersi conto del rischio che la tradizione siciliana stava correndo. L'emigrazione, infatti, verso le terre del Nord da parte di cittadini dell'Isola non faceva altro che assestare duri colpi alla memoria folclorica di interi paesini e di piccole grandi culture. La sua raccolta di materiale anche audio di canti popolari e di svariato materiale non potè che avere, secondo questa premessa, un valore che notevole e sostanziale. In un certo senso, grazie a lui, la cultura popolare siciliana fu salva.
Abbandonato il nord, Uccello si stabilizzò a Palazzolo Acreide dove, per l'appunto, creò quella che oggi è chiamata Casa-Museo. Ai suoi tempi, come oggi, la Casa-Museo è un grande viaggio negli usi e costumi del popolo di Sicilia e non mancano, così come aveva pensato il fondatore, eventi all'interno dei quali gli ambienti della casa rivivono delle loro originarie funzioni, grazie a gente di Palazzolo Acreide ancora sapiente in alcune arti come il lavorare con il telaio tradizionale o la lavorazione del pane. Per il resto la Casa-Museo è ricchissima di materiali di svariato genere come stoviglie di legno, vasi di ceramica, attrezzi legati al mondo contadino e pastorale, oggetti, custodini nell'ambiente superiore ovvero l'antica zona padronale, legati alla cultura cittadina di Palazzolo Acreide come cere votive e devozionali, culle. Particolare attenzione anche, nel piano inferiore, alle sale mantenute secondo lo schema antico anche nella loro disposizione casalinga come la camera da letto con la sua "naca" (culla a dondolo) o "u iazzu" dove i contadini tenevano il grano, oppure come la sala del forno o la sala del frantoio, accuratamente conservata.
Infine ed in generale, la Casa-Museo offre veramente una vasta e curiosa raccolta di oggetti alcuni legati al mondo dei bambini come giocattoli che hanno veramente dell'antico addosso oppure legati al mondo dei fantastici "pupari" come scenografie dei loro spettacoli o i loro stessi "pupi Siciliani".
Da vedere ed ass
aporare, la Casa-Museo di Antonino Uccello è un' "oasi" di grande pregio culturale inserito in una ridente cittadina, Palazzolo Acreide, che fa meravigliare il visitatore della sua stupenda piazza ma anche dei dolci tipici della tradizione della Sicilia Orientale.
Per informazioni sulla visita o per approfondimenti riguardo la Casa-Museo Antonino Uccello di Palazzolo Acreide è possibile visitare il sito http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/casamuseouccello/default.asp
o telefonare al numero
tel. +39 0931 881 499.
Flavio Mela

Oltre il Centro Sicilia. "E' obbligo toccare!" . Una visita al Polo Tattile Multimediale di Catania


Negli ultimi anni si è introdotto all’interno di apparati museali un pratico desiderio di sviluppare dei nuovi mezzi che potessero illustrare le opere d’arte anche a utenti disabili. Dall’adeguamento, tramite strumenti per non vedenti come pedane o riproduzioni di opere d’arte, di musei già preesistenti , oggi si vedono nascere strutture essenzialmente per i disabili della vista, anzi, proprio in questi spazi, è il non vedente, come si vedrà, a guidare il vedente lungo il percorso museale. Ridurre la distanza tra non vedente e visione, nel caso dell’opera d’arte, partendo dalla creazione di sussidi didattici volti a fornire indicazioni formali e contenutistiche strutturate, significa cercare di abbattere quella cortina che si frappone tra non vedente e mondo circostante.La condizione di non vedenza esclude la possibilità di avvertire con la vista ciò che gli artisti esprimono con le immagini, e impone la necessità di leggere con le mani la traduzione plastica delle parvenze visive bidimensionali, introducendo il non vedente in una dimensione immaginativa, capace di trasmettergli un corpus di visioni interiorizzate e immagini realistiche da sempre prodotte nella cultura umana. Il polo tattile multimediale di Catania sorge in un palazzo di fine Settecento ed è il primo centro polifunzionale in Europa dedicato all’integrazione di ciechi e ipovedenti.
Il centro prevede intanto uno show-room (primo in Italia
e terzo in Europa dopo Parigi e Londra), dove è possibile acquistare libri e giocattoli tecnologici ed innovativi per i non vedenti. Oltre allo show-room, si trovano riuniti: il Museo tattile con le più celebri opere d’arte da toccare, il Bar al buio (dove il non vedente diventa guida per il vedente), l’internet cafè con barra Braille e il giardino sensoriale oltre alla grande biblioteca della Stamperia Braille con la sua ricchissima offerta di volumi in Braille, Large print e audiolibri. Di seguito si spiegheranno rapidamente il museo, il giardino sensoriale e il bar al buio.
“E’ obbligo toccare” è il motto del museo. L’educazione al bello dei disabili della vista, ma anche di quei vedenti intenzionati a sperimentare una muova maniera di apprezzare l’arte, toccandola, è fatta passare, oltre che dalle classiche opere come la Venere dei Medici, il Discobolo, il Busto del Cristo Crocefisso di Donatello e di Michelangelo, la testa del David, il Mosè e l’Aurora anche dai plast
ici dei Templi di Agrigento, del vulcano Etna, del Castello Ursino, della chiesa catanese di San Giuliano.
Un altro spazio importante
del museo è il Giardino sensoriale che ha due peculiarità: il tipo di essenze scelte, tipicamente isolane, e il percorso, innovativo perché basato sui principi della condizione di non riposo. Tra le piante del Giardino catanese troviamo il carrubo, l’ulivo, il mandorlo, l’arancio e il limone, la palma e l’alloro, il corbezzolo, il cedro, la ginestra, il mirto, il pittosporo, il viburno e molti gelsomini. Per quanto riguarda il tipo di percorso si basa sulla cosiddetta condizione del non riposo: le mattonelle tattilo-plantari sistemate in modo da tracciare un sentiero, sono fatte in modo da non consentire mai un perfetto equilibrio. Ciò fa sì che la persona non possa mai uscire per errore o distrazione dal percorso, ma solo per volontà.
Infine, ecco il primo Bar al buio, una struttura che fa crollare lo stereotipo sociale del “diverso”. Qui è il non vedente che accoglie il vedente che, immerso in una sala completamente al buio, proverà la sensazione di operare le azioni più semplici, quali quelle di entrare in un bar, affidandosi solo al proprio udito e al pronto sostegno di una guida, cieca.
In conclusione, quella del Polo tattile multimediale di Catania è un’esperienza da fare e consigliata per un turismo sociale ed alternativo sia per non vedenti ma soprattutto per vedenti.


E’ possibile visitare il Polo tattile in via Etnea, 602 - 95125 Catania. Le visite, soprattutto di gruppi, sono possibili sono su prenotazione. Per maggiori informazioni chiamare al numero 095 500177

Flavio Mela



Musei & Parchi. Parco Minerario Floristella Grittacalda: una memoria da salvaguardare.



Quello che oggi vi proponiamo è il Parco Minerario di Floristella Grottacalda che si trova nel tratto da Piazza Armerina e Valguarnera Caropepe. La protezione, conservazione e difesa del complesso minerario zolfifero è di competenza dell'Ente Parco che ha sede proprio all'interno dell'ex miniera Floristella. Un nostro lettore, il signor Riccardo Calamaio che dell'ente fu vice-presidente, ha voluto inviarci un articolo che lui stesso ha scritto per la rivista Kalos all'inizio del 2009 riguardante proprio questo Parco che assume nel contesto del territorio sia un bene di carattere storico ma anche di grande valenza ambientale. Proprietà di memoria storica, il Parco assume un significato sociale poichè a causa del lavoro in miniera molti furono gli episodi sociali gravi come il disfacimento della salute dei minatori, i tremendi incidenti legati al cedimento di gallerie sotterranee, o, ancora più terribile, il lavoro minorile che fu prontamente utilizzato per il difficile lavoro all'interno degli angusti cunicoli sotterranei. Di seguito vi riportiamo l'articolo con stupende immagini dell'epoca (fornite dallo stesso autore dell'articolo) legate alla lavorazione dello zolfo o a edifici (oggi ristrutturati) che ne fecero da paesaggio.

" Il Feudo di Floristella era una sezione della Baronia di Gallizzi situata in Val di Noto, territorio Castrogiovanni (allora provincia di Caltanissetta), Giuseppe Grimaldi lo acquistò nel 1573 da Fabrizio Branciforte, Conte di Mazzarino. Nel 1781 fu acquistato dal Barone Pennisi di Acireale il cui nipote ed erede, Salvatore Pennisi, nel 1899 fu riconosciuto Barone di Floristella. L’attività estrattiva dello zolfo ebbe inizio intorno al 1700 per cessare definitivamente nel 1986.
Per non disperdere e tutelare il patrimonio culturale che i luoghi rivestono, la Regione Siciliana ha istituito (L.R. n° 17 del 15 maggio 1991) l’’Ente Parco Minerario Floristella-Grottacalda. E’ un ente di diritto pubblico con sede nella ex miniera Floristella (Enna – Piazza Armerina) con le finalità di tutela e conservazione dell’area Floristella-Grottacalda ed il recupero di Palazzo Pennisi. La sua gestione è stata affidata alla Regione Siciliana, alla Provincia Regionale di Enna ed ai Comuni di Enna, Aidone, Piazza Armerina e Valguarnera. Complessivamente l’area del Parco si estende per oltre 400 ettari divisi tra Floristella e le sue pertinenze, già sottoposte a vincolo di tutela culturale e ambientale, e l’area Grottacalda di proprietà privata non ancora acquisita e vincolata. Sono ancora visibili le antiche “discenderie” (circa 180) di accesso alle gallerie sotterranee, i tre “pozzi” di estrazione con i relativi “castelletti” completi di sale argano (il più antico risalente al 1868); le più antiche “calcarelle” ed alcuni “calcaroni” adottati industrialmente intorno al 1850.
Il Parco Minerario rappresenta uno dei più importanti siti di archeologia industriale esistenti nel Mezzogiorno d’Italia ed una delle più grandi, antiche e significative aree minerarie di zolfo della Sicilia. Può considerarsi un particolare museo all’aria aperta , testimonianza di due secoli di società solfifera frammista a patrimonio naturalistico e culturale.
Un patrimonio culturale d' inestimabile valore ed interesse, poichè oltre all'ambiente ed alla storia del complesso minerario, coinvo
lge tutto il circostante comprensorio, con i siti archeologici di Morgantina e della Villa Romana del Casale. A questo interesse va aggiunto quello naturalistico da valutare nel contesto di un paesaggio umanizzato. Anche se il territorio presenta segni dell'influenza antropica ed una palese trasformazione del paesaggio naturale, si può evincere una certa tendenza alla ricostituzione spontanea di taluni aspetti significativi di vegetazione dell'area limitata al perimetro del Parco. Sempre in ambito naturalistico particolare menzione meritano la sorgente di acque sulfuree che alimenta il rio Floristella e, soprattutto, le emissioni continue di metano e acqua salata e ferruginosa, sgorganti con piccola portata da alcune bocche tra loro vicine dette “Maccalube” o vulcanelli di fango. Un particolare rilievo, sia nel contesto del parco che per le caratteristiche architettoniche proprie, assume Palazzo Pennisi, vero e proprio cuore del Parco Minerario, che separava idealmente l’antico feudo in due parti: la zona mineraria e la zona agricola. Edificato tra il 1870 ed il 1885, sorge in cima ad un rilievo che domina l’intera area, fu pensato quale fortezza inespugnabile dai minatori in caso di scioperi e rivolte; talché, le numerose aperture sono dotate di feritoie. Sono in atto i lavori di Restauro e musealizzazione del Palazzo, sotto la direzione della Soprintendenza BB.CC.AA. di Enna, con lo scopo di realizzare un Museo Minerario-Antropologico ispirato ai quattro filoni fondamentali che caratterizzano l’area di Floristella e Grottacalda: naturalistico, minerario, storico e architettonico. Inoltre sono in via di ultimazione i lavori per il recupero ed il restauro di alcuni manufatti (pozzo, gallerie, castelletto, argani, etc.), interventi di infrastrutturazione, recupero, tutela, restauro dei percorsi escursionistici e di visita al Parco. L’Ente aderisce al Parco Culturale “Rocca di Cerere” le cui finalità contemplano l’obiettivo dello sviluppo del turismo culturale nel comprensorio in cui opera, con particolare riferimento allo sviluppo del geoturismo nella provincia di Enna. Quale Ente aderente al Parco Culturale “Rocca di Cerere” il Parco Minerario è altresì affiliato alla rete “European Geopark” che collabora con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’UNESCO.

Riccardo Calamaio"

Ringraziando il nostro lettore per questo valevole articolo, vi invitiamo a visitare il sito del Parco Minerario di Floristella- Grottacalda. Per informazioni chiamare il numero 0935/958105 o visitare il sito www.enteparcofloristella.it.