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Flavio R.G. Mela

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Storia. Piazza Armerina in età normanna. Nella tradizione del "Palio dei Normanni" e nell'indagine storica.

12, 13 e 14 agosto sono i giorni in cui la storia sembra rivivere tra le antiche vie di Piazza Armerina. Inoltrandosi, infatti, nel centro storico della cittadina, è possibile incontrare un notabile o un condottiero normanno, una dama o un'ancella o un intero plotone di soldati medievali. Questi sono i giorni del Palio dei Normanni. Tale tradizione si mostra come una rievocazione storica. Istituzionalizzato nel 1952, il Palio dei Normanni è divenuto nel corso degli anni una gloriosa tradizione del popolo armerino. Ma cosa rievoca? Inserito all'interno della festa patronale di Maria Santissima delle Vittorie, il cui simulacro (un'icona bizantina), secondo la tradizione, fu condotto dai Normanni in guerra contro i Mori di Sicilia (1061 d.C.), il Palio narra di quell'antica Platia (antico nome di Piazza Armerina) che, fedele al cristianesimo, aprì le proprie porte alle truppe del Conte Ruggero d'Altavilla dichiarandosi fedele alleata. Tra i momenti importanti dell'evento si ricorda la consegna delle chiavi (13 agosto) della citdi Platia (Piazza Armerina) al Conte Ruggero d'Altavilla e la quintana (14 agosto) che vede confrontarsi 5 cavalieri per ogni quartiere storico ( Canali, Casalotto, Castellina, Monte) per ottenere il privilegio di condurre il sacro vessillo di Maria Santissima delle Vittorie per le vie della città.E' sicuramente una tradizione molto particolare e ricca. Il visitatore resta affascinato dal lungo corteo militare e nobiliare che si snoda per l'antico abitato. Seppur sia nato di "recente", il Palio dei Normanni riprende comunque, indirettamente, un'usanza antica; i Normanni infatti, secondo le fonti, amavano condursi tra le strade delle proprie città, soprattutto a livello nobiliare, per mostrare la quantità dei loro uomini e dei propri mezzi. In un certo senso era una pubblicità verso il popolo affinchè questi si sentisse protetto e "godesse" della forza del proprio "regnante".
Lo spaccato storico. Tornando a Piazza Armerina è opportuno, adesso, ricreare lo spa
ccato storico che vide Piazza Armerina coinvolta nella conquista di Sicilia e nelle vicende dei Normanni e degli Altavilla.
Le cronache dell'epoca raccontano che nel 1076 trup
pe provenienti, al seguito dei Normanni, dalla marca aleramica del nord-ovest d'Italia occuparono i Monti Erei e alcune testate tra i fiumi più importanti come Gela, Mulinello, Braemi, Caltagirnone per creare una sorta di "cuscinetto" che impedisse la ricongiunzione delle forze arabe di Noto con quelle di Butera e di Enna.
Una volta
che la "crociata" contro la Sicilia saracena si concluse, questa gente prese il nome
di "lombardi" ed occupò i borghi musulmani colonizzandoli e richiamando ancora altra gente dal nord Italia. Così accadde che Piazza Armerina che prendeva il nome arabo di Iblatasah, assunse il toponimo di Platza o Placea. Non solo. Gli stessi Lombardi ebbero l'onore di custodire un vessillo riproducente l'immagine della Madonna che papa Alessandro II (1061-1073) aveva inviato in dono al Conte Ruggero, affinchè sotto quel segno compisse la santa guerra contro i Saraceni. Pare che fu un certo Meledio, cavaliere italico, a portare presso il proprio raggruppamento lombardo il vessillo papale che da quel momento venne portato tra la polvere e il sudore delle battaglie più feroci e terribili. Dopo la conquista di Enna (1088) e di Butera (1089) a cui partecipò il predetto raggruppamento, il vessillo di Maria Santissima delle Vittorie venne custodito presso la sede del comando del borgo militare Rambaldo, uno dei centri sotto la giurisdizione e all'interno dei confini di Placea. Questa non è da ritenersi l'attuale Piazza Armerina. Platza o Placea sono nomi che vengono riportati in diplomi notarili degli inizi del XII secolo. Tuttavia è ben certo che il conte Ruggero ebbe a ricevere un congruo rinforzo di cavalieri "lombardi" tra cui un fratello della sua sposa, Adelaide dei marchesi aleramici. Enrico, partecipando alla conquista di Butera, ebbe in moglie la figlia di Ruggero, Flandina, e in feudo gli stessi territori di Butera. Una teoria ipotizza che nel 1090 lo stesso Enrico volle insediare un borgo permanente che facesse da guardia ai vari villaggi saraceni. Questo primo nucleo, negli anni successivi, fu probabilmente meta di altre immigrazioni fino a che, durante il XII secolo, si ingrandì e si arricchì a tal punto che il geografo arabo Al-Idrisi, della corte di Ruggero II, la descrive come un munito fortilizio, cui appartiene un vasto contado con terre da semina, ecc ecc. La storia parla di questo borgo come un fulcro lombardo bellicoso e fiero delle sue tradizioni. Fatale fu tuttavia il coinvolgimento del borgo di Placea nella rivolta baronale contro il potere regio, contro Guglielmo il Malo. Nel 1161 il re, con un grosso esercito, formato anche da saraceni, rase al suolo la cittadina. Solo successivamente diede il permesso di ricostruzione proprio sul monte Mira, attuale sede della moderna città.
Bibliografia di riferimento e approfondimento.
- NIGRELLI I.,
Piazza Armerina: l'ambiente naturale, la storia, la vita economica e sociale, Palermo, Renzo e Rean Mazzone Editori
, 1989.
-TRAMONTANA S., L'effimero nella Sicilia normanna, Palermo, Sellerio, 1988.
- VILLARI L., Stori
a Ecclesiastica della città di Piazza Armerina, Messina, Analecta, 1988.
Le foto d'epoca sono state tratte dal testo: Piazza Armerina. Fotografie della prima metà del secolo, Piazza Armerina, Immagica Editrice, 1987.
Flavio Mela

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