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Flavio R.G. Mela

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Storia – Operazione ‘HUSKY’ nel centro Sicilia, 1943-2013.

Soldati inglesi penetrano nel paese di Valguarnera
(Foto Costanzo E., 2003)
70 anni fa, il 10 Luglio 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, iniziava la famosa Operazione HUSKY, evento bellico decisivo per la demolizione, da parte delle truppe alleate, del sistema nazi-fascista che attanagliava l’Europa. Divisioni britanniche, canadesi e statunitensi, al comando dei generali George S. Patton e Bernard Law Montgomery, asserragliarono le coste sud-orientali della Sicilia, iniziando la campagna d’Italia. Dai litorali di Gela, Scoglitti, Pachino e Siracusa, dopo gravose perdite, le truppe alleate si spostarono verso l’entroterra siciliano, avanzando contro il  nemico italo-tedesco, che iniziò a ripiegare verso l’area etnea. 
Il 17 Luglio, le divisioni canadesi, affiancate da truppe inglesi, spezzarono il fronte delle difese, riuscendo a conquistare Valguarnera e a liberare, durante i successivi giorni, gran parte dei paesi e delle cittadine del centro Sicilia. Un’impresa resa ardua e complicata dalla ferrea resistenza dei tedeschi, blindati nelle loro roccaforti. A Leonforte, gli alleati del Loyal Edmonton Regiment dovettero resistere fino alla costruzione di un ponte Bailey, che permise ai carri armati di procedere all’interno della città e sgomberare le truppe nemiche, le quali, il 23 Luglio, si arresero definitivamente. Il 30 Luglio, cadde anche Nissoria e le truppe canadesi si concentrarono su Regalbuto, prima di procedere verso il territorio catanese. La città, difesa dall’armata tedesca Hermann Goering, fu assaltata e occupata dalla First e Third Canadian Infrantry Brigade, supportate dalla brigata “Malta”.
Truppe canadesi nel territorio del centro Sicilia
(Foto 
www.operationhusky2013.ca)
La città di Enna, se non fu meta delle operazioni britanniche e canadesi, divenne obiettivo delle divisioni americane. Dal capoluogo, che cedette ai soldati di Patton, l’impresa degli statunitensi puntò a liberare città come Calascibetta, Alimena, Sperlinga, Nicosia, Cerami, Mistretta, Mazzarino, Barrafranca, Pietraperzia, Caltanissetta, Resuttano e Petralia Sottana. Tra queste, anche Troina, una città considerata imprendibile, sotto le cui macerie morirono molti uomini. Gli americani riuscirono ad annientare ogni resistenza solamente con il supporto dei cacciabombardieri, i cui missili misero in ginocchio un’intera popolazione. 
Tra Luglio e Agosto del ’43, le cornamuse degli alleati, come quelle della banda Seaforth Highlanders, echeggiarono nelle valli del centro Sicilia, dichiarando la vittoria della libertà e la sconfitta del totalitarismo e dell’oppressione. Da quel momento, l’azione bellica alleata iniziò il piano di attacco nell’area dell’Etna, caposaldo della difesa nazi-fascista. 

Ufficiali canadesi a Piazza Armerina
(Foto Costanzo E., 2003)
Nonostante i gravi e violenti episodi, le vicende dell’operazione HUSKY vivono nei ricordi degli anziani, in una rinnovata tradizione orale, ricca di aneddoti e storie. Si narra della gentilezza degli Americani, che al passaggio nei paesi, addolcivano l’amara sofferenza della guerra con gustosa cioccolata. Altri racconti, più leggeri, parlano di soldati canadesi che, enunciando un bonario “ok?” (pronunciato ‘okey’), un contadino rispose che in quella zona non vi erano “oche”. O ancora di un siciliano, che provenendo dalla campagna, fu bloccato da dei soldati americani, i quali scambiarono dei fichi neri, trasportati dall’uomo in delle ceste, per bombe. 
Ricordare oggi l’operazione HUSKY, a settant’anni dagli eventi, è un tassello di memoria che non può essere abbandonato, né da considerarsi una storia secondaria delle vicende siciliane. In questi fatti, tangibili, seppur lontani negli anni, sono morti decine di soldati, di ogni nazione, e non importa in quale fronte posero la loro fiducia, poiché furono coinvolti in un massacro dentro al quale molti si distinsero per valore e coraggio, aggrappati ai loro giuramenti. Di parecchi si perse anche il nome, l’identità, non garantendo ai propri familiari, lontani migliaia di chilometri, l’amara consolazione di piangere un corpo. A questi nomi o ignoti, si affiancano i civili italiani, vessati nell’anima e negli affetti, sterminati o ridotti alla fame da una guerra subìta, la cui fine non cancellò i graffi della violenza provocata. Si ricominciò a sperare, a ricostruire, fino a riportare la dignità umana ad uno stato di ordinaria pace. Eppure, basta poco perché riaffiorino quegli anni, soffermandosi ad osservare quei bunker abbandonati, molti seppelliti, ma mai dismessi del tutto, che, come isole antiche, emergono nella campagna siciliana, tra i campi di grano o addossati agli speroni di roccia accaldata dalla caligine estiva. Non è stato un brutto incubo.

Un contadino siciliano, Francesco Coltiletti, detto massaru Ciccu, indica
a un ufficiale americano la direzione verso la quale si sono diretti i tedeschi
per raggiungere i territori etnei.
La foto, del 4 Luglio 1943, è un celebre scatto di Robert Capa,
fotoreporter al seguito delle truppe statunitensi durante la campagna di Sicilia. 
Oggi, nel contesto degli eventi dell’anniversario dell’operazione HUSKY,  un gruppo di canadesi sta ripercorrendo l’itinerario attraverso il quale i loro soldati connazionali riuscirono a penetrare all’interno della Sicilia. Vari gli appuntamenti nelle cittadine e nei paesi coinvolti in questa comune storia. Di seguito, si riporta uno straordinario video di commemorazione di tutti i soldati canadesi morti nella campagna militare siciliana. 
Il documento è curato da Canadian Company:




Sul tema degli accadimenti storici del 1943 in Sicilia, si consiglia di leggere:

COSTANZO E., La guerra in Sicilia 1943, Catania, Le Nove Muse Editrice, 2003.
RASPANTI A., SPAMPINATO S., Lo sbarco in Sicilia 1943: i luoghi della memoria, Catania, Bios, 2009.

L'articolo è stato curato da 
Flavio Mela

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