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se per caso ami la cultura e l'avventura e vorresti conoscere una terra magica e misteriosa, come la Sicilia, questo è il tuo blog. "Il Veltro", come un "segugio", ti indica la via per raggiungere luoghi affascinanti e antichi, tradizioni e feste popolari d'altri tempi e una e più storie.

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Flavio R.G. Mela

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Curiosità linguistica. Un dialetto tra Lombardia e Sicilia: il Galloitalico



Una cosa curiosa che accade quando si ha a che fare con le culture del centro Sicilia è il dialetto. Per la sua fonetica e per il suo lessico, sembra di visitare popolazioni del Nord Italia o perfino delle regioni della Francia. Nicosia, Sperlinga, Piazza Armerina e Aidone per quanto riguarda Enna, San Fratello e Novara di Sicilia per quel che concerne la zona del messinese posseggono dialetti che si rifanno a quell’insieme di parlate che si basano su caratteristiche, soprattutto fonetiche, di tipo settentrionale, appartenenti cioè alla grande famiglia dei galloitalici, diffusa in gran parte dell'Italia Settentrionale.
Per spiegare la presenza del gallo- italico si deve rileggere la storia normanna di questi luoghi perché è da lì che nasce questa particolare parlata ed è lì che si può trovare una giustificazione logica e razionale. Nel caso di Piazza Armerina, per esempio, completata la conquista di Sicilia nel 1091, Ruggero d’Altavilla dovette affrontare una serie di problemi importanti. Nonostante la vittoria, la popolazione siciliana era decisamente dimezzata e quella presente era per la maggior parte ormai islamizzata e poteva essere nucleo di operazioni di riconquista. Per questo motivo, il sovrano francese provvedette ad affidare alcune borgate e le cariche di responsabilità alla sua gente, composta sì da Normanni ma anche da gente del Settentrione, chiamati Lombardi, la cui parlata possedeva una grande affinità con il francese. Dato ciò, a guerra finita, si passò alla costituzione di vere e proprie colonie, le quali non erano formate da poche persone, tanto da essere presto e facilmente assimilate dagli elementi indigeni o da quelli che provenivano dall’Italia meridionale.
I lombardi erano gente fiera e dotata di spiccata personalità, non solo conservarono il linguaggio, i costumi e le consuetudini possedute nella terra d’origine, ma, sentendo vivo il bisogno di tener alto quel prestigio acquisito nelle battaglie combattute per la conquista, cercarono di attuare unione e solidarietà tra le varie colonie lombarde.
Il fenomeno linguistico di questi paesi ha anche portato all’uso del bilinguismo. Grazie probabilmente alla posizione di relativo isolamento, i paesi in provincia di Enna, insieme a San Fratello, sono quelli che hanno mantenuto più a lungo e in modo più pieno la parlata. Nel tempo i parlanti, consci della loro diversità rispetto al resto siciliani e della difficoltà che questi ultimi avevano nel comprenderli, hanno sviluppato una condizione di bilinguismo con la quale hanno convissuto in modo naturale per secoli. Rispetto a quest'ultima affermazione si deve evidenziare il modo diverso in cui i parlanti dei vari centri si sono posti nei confronti del galloitalico. Ad Aidone e a Piazza Armerina già alla fine dell'Ottocento se ne registrava un uso marginale, ristretto all'ambiente familiare e rurale; aidonesi e piazzesi percepivano il loro linguaggio come arcaico e incomprensibile agli estranei, quei forestieri che li definivano sprezzantemente i francisi. La forma vernacolare, conservata nei documenti scritti, soprattutto composizioni poetiche dell'inizio del Novecento come C. Scibona e R. Roccella, e nell'uso attuale di pochi parlanti, aveva già subìto l'impoverimento morfologico e lessicale a favore del siciliano e mantenuto più a lungo gli esiti fonetici. Ma a salvare la sorte del vernacolo è nuovamente accorso l’orgoglio delle antiche colonie per la propria tradizione. Infatti, piuttosto che aprirsi e cedere, i centri hanno preferito trovare un’altra soluzione ovvero quella del bilinguismo tanto che oggi l'italiano e il siciliano sono seconde lingue da riservare ai forestieri, mentre tra paesani veri e propri e paesani galloitalici si predilige la lingua madre. Il “Veltro” vi consiglia di leggere, per approfondire l’argomento, i seguenti testi (dai quali sono tratti anche i cenni storiografici ed antropologici dell'articolo):
- FONTI G., Grammatica dell’idioma gallo-italico parlato in Piazza Armerina, Caltagirone, Ed-If.
- ROCCELLA R., Vocabolario della lingua parlata in Piazza Armerina, Bologna, Forni editore.
- SCIBONA C., U Cardubu, Milano, Officine Tipografiche Gilardoni.

Flavio

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Meraviglioso!
E' una curiosità che sicuramente ha dell'eccezionale. E' sempre così bello capire le cose attraverso il ragionamento che sia storico o meno. Insomma niente è per caso!
Grazie per questo articolo e buona fortuna per il futuro del blog.
Seguirò il Veltro.

Lucia

Anonimo ha detto...

Quoto la ragazza di sopra. ^^

e complimenti ed auguri per il blog!

Luigi di Verona