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se per caso ami la cultura e l'avventura e vorresti conoscere una terra magica e misteriosa, come la Sicilia, questo è il tuo blog. "Il Veltro", come un "segugio", ti indica la via per raggiungere luoghi affascinanti e antichi, tradizioni e feste popolari d'altri tempi e una e più storie.

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Flavio R.G. Mela

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Miti & Leggende. Un racconto dalle origini remote: il mito di Kore.


Il "Veltro", da oggi, è lieto di offrire ai propri lettori una nuova sezione all'interno del blog: i Miti e le Leggende. Le storie che si narrano per tradizione e che sono inzuppate di fantasia rappresentano un importante piedistallo della cultura siciliana. Miti e leggende si intrecciano per rievocare grandi battaglie tra dei ed eroi, navigatori illustri, avventurieri che osano superare le barriere del materiale per ritrovare oro e grandi ricchezze e così via. Insomma, la cultura siciliana è anche questo ed è giusto che se ne dia spazio poichè, com'è risaputo, il popolo siciliano è sempre stato legato a queste tradizioni e talune anche di origine remotissima come il mito con il quale apriamo il nuovo spazio: il mito di Kore. Racconto dalle origini remote, il mito di Kore è ambientato nelle terre del centro Sicilia la cui economia è sempre stata legata al grano come bene primario e di sussistenza, figlio di una vocazione agricola molto antica e che, com'è naturale, si intreccia con il mito in maniera sostanziale.

"Kore (nome greco della divinità Proserpina), figlia di Demetra e di Zeus, era la vergine dea che simboleggiava il grano verde, chiamata Persefone quando simboleggiava il grano maturo ed Ecate qu
ando invece simboleggiava il grano raccolto. Ade, dio degli Inferi, si innamorò di lei e chiese a Zeus il permesso di sposarla. Questi, per paura che Demetra non avrebbe mai perdonato che la figlia fosse confinata nel Tartaro, non rispose né sì né no, ma Ade si sentì autorizzato a rapire la divina fanciulla. Così, mentre Persefone coglieva fiori nei prati adiacenti il lago di Pergusa insieme con le sue amiche ninfe, tra cui Ciane che per le lacrime versate si trasformò in fiume sotterraneo ed andò a riaffiorare a Siracusa, fu rapita da Ade e condotta con lui nel Tartaro, il regno sotterraneo dei morti. Demetra cercò Kore per nove giorni e nove notti, senza mangiare né bere e invocando disperatamente il suo nome. La dea si lascia dietro nella sua corsa Leontini e il fiume Amenano e le rive erbose dell'Aci; oltrepassa il Ciane e le sorgenti del placido Anapo ed il Gela vorticoso e inguadabile. Attraversa Ortigia, Megara, il Pantagia, le foci del Simeto, gli antri dei Ciclopi arsi dalle fornaci, e la città che ha foggia e nome di una falce ricurva. E Imera e Didime e Agrigento e Taormina e il Mela dai grassi pascoli delle vacche sacre. Va poi a Camarina, a Tapso, all'eloria Tempe, all'Erice sempre aperto agli zefiri. Già aveva visitato il Peloro, il Lilibeo, il Pachino ...Il decimo giorno giunse a Eleusi dove le venne raccontata la visione di un carro misterioso trainato da cavalli neri che era comparso e poi scomparso in una voragine e il cui invisibile guidatore teneva saldamente avvinta una fanciulla urlante. Avuta la prova dell'ignobile rapimento con la probabile complicità di Giove, Demetra, piuttosto che salire all'Olimpo per incontrare il padre degli dei, si mise a vagare furibonda sulla terra, impedendo alla natura di rifiorire e produrre frutti, tanto che l'umanità stessa minacciava di perire. Zeus non osava recarsi da Demetra ad Eleusi, ma le inviò messaggi e doni prontamente rifiutati dalla dea che, anzi, giurò che la terra sarebbe rimasta sterile finché non le fosse restituita l'adorata figlia. Zeus affidò ad Ermes un messaggio per Ade: "Se non restituisci Kore, andremo tutti in rovina". Un altro messaggio inviò a Demetra: "Avrai tua figlia Persefone, purché non abbia assaggiato il cibo dei morti". Poiché Kore aveva rifiutato di mangiare fin dal suo rapimento, Ade fu costretto a promettere la sua liberazione e salire sul carro. Ad Eleusi Demetra era pronta ad abbracciare la figlia, ma saputo che Persefone era stata accusata di aver assaggiato sette chicchi di melograno nel regno dei morti, ricadde nella disperazione e minacciò di maledire ancora la terra." Zeus, con i buoni uffici di Rea, madre sua e pure di Demetra nonché di Ade, creò un compromesso: Persefone avrebbe trascorso ogni anno tre mesi in compagnia di Ade, come regina del Tartaro, e gli altri nove mesi con sua madre. Così Demetra risalì all'Olimpo non prima di aver ricompensato chi l'aveva aiutata nella ricerca: a Trittolemo diede semi di grano, un aratro di legno, un cocchio, e lo mandò per il mondo ad insegnare l'agricoltura agli uomini."

Si ricorda che il mito di Kore, qui citato, si ispira alle stesse parole che Ovidio usa nei due testi : P. Ovidius Naso, Le metamorfosi, Milano, Fabbri, 1996, pp. 341-408 e P. Ovidius Naso, Fasti e frammenti, Vol. IV, UTET, 1999.

In foto. Busto in terracotta di Kore (Proserpina) rinvenuto a Morgantina (cittadina ellenica antica il cui sito archeologico si trova vicino Aindone, in provincia di Enna.)


Flavio Mela

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