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Flavio R.G. Mela

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Gastronomia. La "granita": una storia tutta da gustare.

Siamo in estate e, come si sa, in Sicilia è tempo di combattere il caldo. Uno dei metodi più efficaci, ma soprattutto piacevoli è quello di gustarsi un'ottima granita o un gelato. Ma non molti sanno da dove deriva questo alimento, considerato la punta di diamante dell'arte pasticciera siciliana. Antenato di entrambi è ritenuto il sorbetto. Questo è sicuramente un prodotto inventato dagli Arabi che, all’epoca, lo chiamavano sherbet e non era altro che una bevanda leggermente gelata a base di acqua, frutta e dolcificanti. Gli Arabi la usavano soprattutto contro l'arsura delle loro regioni desertiche. Durante la dominazione saracena in Sicilia, prima dell’anno mille, gli Arabi impararono ad usare la neve dell'Etna mista a sale marino come eutettico per mantenere bassa la temperatura del sorbetto durante la sua lavorazione e per aumentare il potere refrigerante.Verso la fine del ‘600, un abitante di Aci Trezza cercò di adoperarsi nel migliorare la ricetta araba, creando una sorta di speciale pozzetto da cui sarebbe riuscito ad ottenere il gelato. Secondo la tradizione, nel 1660, fu proprio il nipote di questo cittadino di Trezza, di nome Francesco Procope De Coltelli ad aver esportato la tecnica per la creazione di gelati e granite al di là delle Alpi, direttamente a Parigi con una perfezionata ricetta che voleva al posto del miele, usato dagli Arabi, lo zucchero ed il sale mescolato al ghiaccio nelle giuste proporzioni per aumentarne la durata. Non fu un’impresa facile ma alla fine Procopio riuscì finalmente ad aprire un caffè-gelateria a Parigi intorno al 1660, ottenendo persino il benestare del Re Sole, Luigi XIV che, dopo averlo ricevuto alla corte di Versailles, gli riconobbe le lettere patenti, una sorta di concessione esclusiva per produrre le cosiddette acque gelate, cioè la granita e per i gelati. Divenuto, nel corso degli anni, molto famoso nel 1686 dovette aprire un nuovo locale, più grande, alla rue de l’Ancienne Comedìe Francaise, prendendo il nome di Cafè Procope, dal proprietario trezzota che, ormai francese di adozione, prese il nome di Francois Procope De Conteaux. Il Cafè Procope, ancora esistente e visitabile nel quartiere latino di Parigi, nel corso dei secoli ebbe illustri clienti come Voltaire, Rosseau o Diderot, durante il periodo degli illuministi, o Roberspierre, Danton, Marat e Saintjust, durante la rivoluzione francese. Tra i clienti vi fu pure Napoleone.
Insomma, il siciliano Procopio sfidò l'Europa con in mano una granita e riuscì a conquistarla con grande orgoglio della propria cittadina, Aci Trezza.
Flavio Mela

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