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Flavio R.G. Mela

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Miti & Leggende. I Miti della Villa Romana del Casale. La Leggenda di Ciparisso.

Nei pressi di Piazza Armerina è internazionalmente conosciuta la famosa Villa Romana del Casale che, ancora in fase di restauro, attende di essere riaperta al pubblico. La Villa Romana del Casale fu costruita tra la fine del sec. III e l'inizio del sec. IV d.C., quindi risale alla fine dell'Impero Romano. A chi sia appartenuta la villa è sempre stato un grande mistero e tutt'oggi è vivo un grande dibattito. Quello che però è certo è la bellezza di questo edificio antico e la meraviglia nasce soprattutto nell'osservar i suoi splendidi pavimenti a mosaico che come un libro accolsero il viaggiatore antico, quanto il turista moderno adesso, con le loro storie e i loro quadri narrativi. La villa romana del Casale è un'enciclopedia del mito. Svariati ne sono raccontati nelle diverse sale e, forse per osservare questo meraviglioso posto con gli occhi dei bambini, saranno riportati nel blog i miti che si narrano all'interno dei mosaici. Quello di cui si parlerà oggi è il mito di Ciparisso di cui il poeta Ovidio narra nel suo X libro. Il mosaico su detto si trova all'interno dell'ambiente detto "triclinio", uno spazio tribsidato adibito probabilmente alle grandi cene o pranzi.
Il mito di Ciparisso è legato essenzialmente al perchè nasce l'usanza di porre cipressi nei cimiteri. Probabilmente la causante è dovuta alla stessa conformità di quest'albero le cui radici scendono verso sottoterra in verticale e non in orizzontale così da non inccare le tombe. Ma agli antichi sarà sicuramente apparso di grande pregio il "silenzio" di questi alberi. I rami verso l'alto e così stretti tra di loro non permettono una facile colonizzazione da parte degli uccelli così che è raro sentire cinguett
are proprio dai cipressi. Così come rende un che di severo ed austero per il suo non produrre frutti e neanche fiori, come un lutto di natura. Il Cipresso, chiamato dai romani "Arbor funeralis", fu quindi preso come simbolo del dolore e dei morti. Ma ad esso si lega la leggenda di Ciparisso, da cui, inevitabilmente, l'albero prese il nome. Buona lettura

Il mito di Ciparisso. Ciparisso era un principe, assai caro al dio del sole Apollo, il quale gli aveva insegnato la musica, il maneggio dell' arco, e gli aveva dato in custodia un animale sacro: un cervo che non aveva pari al mondo. Ciparisso era felice di questo dono e passava l' intero giorno col suo cervo dalle corna d' oro massiccio e, intorno al collo, gli aveva apposto un ricca collana di rubini ed un ornamento di cuoio con fibbie d'argento. Nessuno osava far del male al meraviglioso animale del principe Ciparisso, sacro alle ninfe dei boschi. Un giorno montato in groppa al suo cervo, Ciparisso correva attraverso il bosco. Vedendo notevoli quantità di tortore e altri uccelli, volle fermarsi e, preso arco e frecce, si addentrò, senza il suo cervo lasciato a brucare nel prato, all'interno del bosco. Vide d'improvviso una volpe e la braccò in lungo ed in largo cercando di catturarla. Persa di vista s'incamminò silente e guardingo tra i cespugli e gli alberi. Ad un certo punto vide qualcosa muoversi dietro una siepe, pensava di averla raggiunta, impugnò un dardo e lo scagliò verso la preda. Quella non era la volpe ma il suo cervo dalle corna d'oro. Affranto e dolorante nel cuore, Ciparisso abbracciò il cervo ormai morto e iniziò a piangere senza mai smettere. Apollo ben presto scese dal cielo e si recò dal principe. Questi raccontò tutto al dio e affermò che mai e poi mai poteva più sorridere ma che le lacrime sarebbero state versate da lui per consolazione al suo dolore ed in rispetto del suo cervo. Così fu per molto tempo ancora. Ciparisso non toccò cibo, acqua, niente di niente ma solo vagava, piangendo per le campagne ed il bosco. Mosso a compassione, il dio Apollo discese nuovamente e chiese al giovane cosa poteva fare per lui, cosa poteva fare per alleviare quel dolore tanto forte. Il principe guardò Apollo e rivelò il suo desiderio: essere immortale per poter piangere in eterno il suo caro cervo. La divinità non poter far a meno di acconsentire a quella richiesta. Toccò la fronte al giovane e lo fece alzare, avvolgendolo nel suo manto verde. Ciparisso, sentì freddo, pianse ancora e guardò il cielo. Ben presto fu coperto da un manto di foglie tanto scure e verdi e i suoi piedi affondarono rigidi nel terreno mentre il corpo divenifa un rugoso e vigoroso tronco. Così, trasformato in cipresso, il giovane Ciparisso potè per sempre piangere il suo defunto amico in eterno.
Flavio Mela

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