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Flavio R.G. Mela

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Storia. Antica Cerealicoltura nelle terre di Enna

Il centro Sicilia ha da sempre mantenuto la sua sussistenza solo ed esclusivamente sulla terra e la sua coltivazione. Terra fertile e ricca di pianure e basse colline, fu meta di popolazioni antichissime che fecero di questi luoghi il posto dove vivere stabilmente e, soprattutto, vivere con la consapevolezza di poter sfruttare le terre per la propria sussistenza. Siculi e Sicani, gente indigena di Sicilia, è probabile che abitassero in centri sulle alture e ne discendessero di giorno per coltivare campi lontani. I Siculi erano buoni agricoltori, conoscevano la pastorizia stabulata, e traevano gran rendimento dal frumento, ritenuto da tutta l’antichità come indigeno dell’isola. Infatti, come nell’Italia protostorica, base delle colture, e quindi dell’alimentazione, dovevano essere orzo e frumenti nudi (grano tenero e duro), cereali di complessa coltivazione ma di buona resa, facili da trebbiare e da conservare alla latitudine della Sicilia.Spostandosi qualche tempo dopo ecco sopraggiungere in Sicilia i coloni fenici e greci che vennero quasi contemporaneamente sulle coste dell’isola. Questi apportarono, assieme a nuove piante, altre forme di coltivazione e poi anche di gestione fondiaria. E’ probabile che fossero i cartaginesi ad introdurre la piantagione a schiavi, diffusasi soprattutto e successivamente nel periodo ellenistico. Per quanto riguarda i greci, e nello specifico, per quanto riguarda le zone interne della Sicilia, dove l’influenza greca si ebbe gradualmente, in età arcaica le modalità di occupazione del territorio da parte dei coloni comportano alcune modifiche nello sfruttamento agricolo dei terreni. Note sono infatti le chorai coloniali (territorio di Gela) e le fattorie che erano sia residenze che unità produttive, probabilmente il frutto di nuove colture come quelle arboree o di vigneti, che necessitavano della presenza stabile del coltivatore, al contrario di quelle cerealicole, per le quali sono sufficienti lavori di scadenza stagionale, che quindi permettono al contadino di risiedere nei villaggi. Nonostante ciò, si mantenne nei territori dell'ennese, una economia cerealicola. A confermare questa tesi, nelle aree interne nel corso del VI sec. si scoprono tracce relative all’introduzione di strumenti in ferro, sia per la mietitura come falcetti in ferro, sia per l’aratura. Il vomere di aratro in ferro, introdotto dai coloni greci, permette un’estensione delle colture anche su terre piuttosto dure, tipiche dei paesi assolati. Dai dati archeologici, si evince come l’aratro, in questi territori, diventa una attività lavorativa tanto specializzata da essere degna di connotare un individuo anche nella deposizione funeraria. Accanto alla cerealicoltura, prende vita anche un'altra realtà rurale ovvero quella relativa all’olio, anche se ancora basata sulla coltivazione di piante selvatiche per uso domestico. E a questo proposito, significative sono le macine di basaltica ritrovate dagli scavi archeologici come a testimoniare un certo progresso in tecnologia rurale già a partire dall’età arcaica ( VIII – VII secolo ).
Flavio Mela

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