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Flavio R.G. Mela

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Antropologia. Il "viaggio" tra magia e fede: la "Processione degli Spiriti" di Piazza Armerina

Il “viaggio” a Piazza Armerina è un argomento alquanto interessante soprattutto se relazionato al luogo della chiesetta di San Giacomo (XV secolo), sita all’estremo nord della cintura urbana (nei pressi del cimitero Bellia), da cui si dice, partivano i fedeli per il pellegrinaggio spagnolo di Santiago de Compostela. In questo preciso punto, più o meno da sempre, si sono susseguite due determinati viaggi interessanti dal punto di vista antropologico: il viaggio per San Filippo di Aidone che va dalla zona della chiesetta fino alla cittadina, e il viaggio o processione, non più esistente, in onore di San Giacomo . La prima regolarmente approvata dalle istituzioni ecclesiastiche, la seconda abolita dalle stesse come al di fuori delle regole della Chiesa. Chiamata la Processione degli Spiriti, essa si svolgeva ancora fino a trent’anni fa. La cerimonia aveva inizio alle ore 23 e si eseguiva il 25 Luglio.Il corteo era formato esclusivamente da laici, senza l’approvazione dell’autorità ecclesiastica , e, dopo essersi composto nei pressi della chiesetta di San Giacomo si snodava lungo la direttrice della città, che collega il cimitero alla zona sud dell’abitato, fino a Santa Croce ed ivi giunto invertiva la marcia per ritornare al punto di partenza. I processionanti tenevano i ceri accesi infiorati, che poi venivano depositati ai piedi della statua del Santo, sfilavano in assoluto silenzio e pregavano mentalmente, mentre si avviavano lungo la città, allora scarsamente illuminata. Quindi era molto facile che quella processione veniva scambiata per un manipolo di spiriti. Il voto del silenzio veniva interrotto ogni tanto dal capoprocessione, che teneva una canna a sette nodi, con la quale segnava il tempo per interrompere le orazioni mentali e permettere che tutti gridassero “Sto facendo il viaggio a San Giacomo” .
Ma qual era il senso di tutto ciò? Il viaggio, secondo la tradizione orale, aveva un effetto di espiazione dei propri peccati e assicurava ai processionanti la remissione della pena temporale valendo come acquisto di indulgenze a proprio suffragio. L’aspetto poco ortodosso è da individuare nel fatto che i pellegrini notturni espletavano il voto per evitare, una volta morti, che le loro anime, uscendo dal Purgatorio, fossero costrette a compiere la processione in espiazione dei loro peccati . Questa antica processione era per i Piazzesi avvolta da un alone sacro e allo stesso tempo magico di mistero, infatti i partecipanti non dovevano mai voltarsi per non incorrere nel rischio di rimanere paralizzati. Nè potevano essere disturbati da persone al di fuori della processione, poiché queste potevano correre il rischio di andare incontro a mali e persino alla morte.
Testo consigliato su questa tematica.
Malfa V., Maghi, streghe e malie di Sicilia, Enna, Editore Lunario, 1998.

Flavio Mela

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