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Flavio R.G. Mela

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Folklore e Tradizione Enogastronomica. La festa di Santa Lucia e la Cuccìa. Valenza simbolica e ricetta tradizionale.

Il 13 Dicembre si ricorda, in Sicilia, Santa Lucia (Siracusa, 283 – Siracusa, 304), martire cristiana sotto Diocleziano e patrona della città di Siracusa, città sua natale secondo l’agiografia. Per la derivazione del suo nome dal termine latino “lux, lucis”, la Santa ha da sempre avuto il patronato sulla “vista” (la luce degli occhi).Erroneamente si è pensato che la martire cristiana fosse protettrice della vista in quanto durante la sua vita vi fu un momento, probabilmente durante le torture subite, in cui si strappò gli occhi. In verità l’associazione Lucia – Luce – 13 Dicembre trova un suo perché in una tradizione ben più antica, risalente agli antichi rituali pagani che si celebravano per propiziarsi il successivo arrivo del sole che corrisponderebbe al 21 dicembre, solstizio d’inverno. Nell’iconografia tradizionale, Santa Lucia viene raffigurata con delle spighe nel braccio sinistro e nella mano destra una coppa con i suoi occhi o a volte una fuoco. Per associazione di immagini e soprattutto per il contesto che vede soggetti principali la luce (solare) e il grano che in qualche maniera sono legati per natura vitale, la santa cristiana potrebbe essere benissimo la sostituzione cristiana della figura della dea Demetra, che veniva appunto raffigurata con spighe e una fiaccola tra le mani e dalla quale doveva dipendere appunto il ritorno della luce, appunto solare, e il ritorno quindi dell’abbondanza delle messi. A questo riguardo è spiegabile il perché durante la festa di Santa Lucia si mangi proprio la “cuccìa” (3.a persona singolare di “cucciàri” derivato da “còcciu” cosa piccola, chicco), una minestra di grano bollito condito, secondo la tradizione, con l’olio d’oliva novello. Questa usanza è distribuita in tutta la Sicilia e anche in paesi calabresi che anticamente sono stati delle colonie greche. Il fatto di mangiare obbligatoriamente grano e non pasta e carne doveva essere un rito propiziatorio e un modo per ringraziare la dea greca. Non è un caso che per esempio a Pietraperzia, cittadina del centro siculo, ci sia questo detto “"Per santa Lucia la iurnata allonga un cucciu di cucia, ni lu iurnu di Natali allonga un passu di cani" ovvero "Nel giorno di santa Lucia le ore di sole aumentano quanto un seme di "cuccia", nel giorno di Natale allungano quanto il passo di un cane". Per l’appunto si considera che gradualmente, dal giorno di Santa Lucia, la giornata si fa sempre più corta e quindi la luce va a diminuire, fino a quando arriva il giorno di Natale dal quale le giornate iniziano ad allungarsi nuovamente. Il fatto di mangiare grano durante il 13 dicembre è anche legato ad una leggenda. Durante il 1646 Siracusa era sottomessa ad un flagello terribile: la carestia. Durante la domenica del 13 maggio 1646, mentre i devoti fedeli concludevano un ottavario di preghiera insieme al Vescovo Elia dè Rossi affinchè Santa Lucia intervenisse a far cessare la carestia, una colomba, si dice, volteggiò più volte al di sopra dell’altare maggiore. Proprio in quell’istante, si annunciava l’arrivo di una nave carica di cereali che divenne immediatamente la risposta della santa, protettrice della città, alle molteplici e sentite preghiere del popolo siracusano. In ricordo di ciò, si spiegherebbe l’uso della “cuccìa”. Ma è un discorso che riguarda solo la città di Siracusa e non di tutta la Sicilia. La prima tesi resta dunque la più accreditata mentre la seconda si aggiunge alla tradizione della singola città che ritrova nella martire una protettrice e patrona.
La festa di Santa Lucia è comunque un importante evento che nel substrato folclorico rappresenta un’evidenza di carattere puramente vitale. Quando ancora il popolo era soggetto alla natura e quindi lavorava per la terra, la festa di Santa Lucia rappresentava un periodo cruciale affinchè il ciclo del grano riprendesse nuovamente il suo corso a cui in qualche maniera era legata la sopravvivenza stessa delle famiglie contadine.
Per rispondere alla domanda sul quale sia il gusto della cuccìa e come si fa, il Veltro propone ai suoi lettori la ricetta tradizionale che è in uso nelle case siciliane del centro Sicilia durante la festa di Santa Lucia.

LA RICETTA DELLA CUCCIA

La cuccia, come detto, si fa con i chicchi di grano. Questi si puliscono, togliendo quelli marci, e si selezionano i chicchi di grano più grossi. La sera dell'8 dicembre, quindi dell'Immacolata, il grano viene messo a bagno con acqua fredda. Questa pratica serve per fare rinvigorire il grano stesso che si gonfia e prende acqua. Da giorno 8 dicembre a giorno 12 dicembre bisogna, una volta al giorno, cambiare l'acqua e sciacquare il grano. La sera del 12 dicembre si prepara il grano per la cottura. Si mette insieme, in una grande pentola, dell'acqua fino all'orlo, i chicchi di grano selezionati e trattati e delle foglie di alloro. A questo punto si fa cuocere a fiamma alta e si mescola il grano fino a bollitura. Raggiunta questa, è necessario fare cuocere la cuccìa per tre ore a fuoco medio e mescolare. Una volta che il prodotto è cotto, si copre la pentola con delle coperte per cercare di mantenerla a caldo.
E' solito aggiungere alla cucia anche dei ceci, che rappresenterebbero gli occhi stessi di Santa Lucia. La sera dell'11 dicembre si mettono a bagno i legumi con acqua fredda. Durante la giornata,dall'11 al 12 dicembre, bisogna cambiare l'acqua dei ceci in modo che "scaricano" ovvero perdano l'aria che contengono al loro interno. Successivamente si inseriscono semplicemente nella cottura della cuccìa. (Per 1 Kg di frumento si mettono 250 grammi di ceci.)

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