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Flavio R.G. Mela

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Archeologia. I Misteri di Tornambè e il "Phrourion" di Cuddaru di Crasto.

Il concetto di mistero è in Sicilia concretizzato da mille e più sfaccettature della sua cultura materiale ed immateriale. Vi sono luoghi così arcaici e antichi che scoprire l’origine della loro esistenza è solo un esercizio che può compiere l’immaginazione. A volte capita che natura e paesaggio antropico siano divisi da una linea talmente esigua che riconoscere dove termina una ed inizia l’altro è molto complesso. E’ il caso delle misteriose rocche di pietra della contrada Tornambè – Fastuchera, presso l’abitato di Pietraperzia (Enna). Molte volte il Veltro ha visitato questa cittadina, descrivendo luoghi storici e archeologici di particolare pregio, come la Piramide di Cerumbelle o il Castello Barresi. Ma mai si poteva sospettare che qualcosa del genere, come queste ancestrali rupi, costellate di tombe e incavi, potesse esistere. Un angolo di storia incastrato nel tempo. Entrando nell’area archeologica, visibilmente non curata e lasciata alla mercè della natura, tipica di un ambiente mediterraneo, a volte arido, ci si pone innanzi al quesito se ciò che si sta osservando siano semplici, seppur magnificenti, speroni di roccia. Presto, non senza stupore, si scoprono i segni di una civiltà antica e perduta. Si parla di età preistorica, si parla di età del Rame tardo (2600 – 2400 a.C.). Alcuni frammenti di questa età, nella loro sottospecie della cultura preistorica siciliana, chiamata di Malpasso (località vicino Calascibetta), sono stati scoperti nell’area archeologica. Si presentano a superficie rossa, lucidata e creata con un impasto grezzo e grossolano. Poi ecco l’età del Bronzo antico (2300 – 1450 a.C.), che nel caso siciliano prende il nome da Castelluccio, località sita tra Palazzolo Acreide e Noto nella Provincia di Siracusa. E’ una cultura preistorica che si caratterizza per l’uso di tombe a forno senza pozzetto verticale, normalmente situate alle pendici di zone collinari. Inoltre, la ceramica castellucciana è tipicamente a fondo rosso o giallo con decorazioni geometriche nere o brune. A Tornambè – Fastuchera le caratteristiche della facies castellucciana sono perfettamente individuabili nei frammenti trovati nell’area. Tombe a grotti cella bucano diverse pareti di roccia, ricreando un’atmosfera sacra, tipica di ogni luogo legato ai defunti.
Durante l’escursione presso il complesso roccioso, si procede lentamente e ogni passo è una scoperta e uno stupore, soprattutto quando arditamente ci si arrampica su qualche sperone di roccia. La vallata del fiume Salso si distende all’orizzonte e sono facilmente individuabili le località cittadine di Caltanissetta e San Cataldo. Proseguendo e inoltrandosi tra gli stretti sentieri tra le rocce si può notare un grosso muro di pietra a secco. Vi sono diverse teorie circa questa costruzione. Si parla dell’opera dei Siculi che, durante, il XV secolo a.C. cacciarono gli indigeni Sicani. Si ipotizza anche che la costruzione sia stata voluta da Dionisio I, Tiranno di Siracusa, durante la guerra greco-cartaginese, volendo creare uno sbarramento tra la Sicilia per l’appunto greca e quella legata all’epicrazia cartaginese. Questa sorta di muraglia difensiva parte proprio dalla Fastuchera per spingersi fino ad Est, in direzione di Gibel el Gabib. La forza strategica del sito di Fastuchera e l’altezza, che gli garantisce una visuale totale sulle vallati, lo ha reso probabilmente un baluardo tra la Sicilia orientale e quella occidentale. Chissà quante genti si incontrarono alle sue pendici e chissà quanti scontri si ebbero a realizzare tra chi viveva lì e chi giungeva da altre terre per invadere e conquistare nuovi territori.
E mentre si immagina come poteva essere la vita lì su quelle rocce, avanzando nell’esplorazione e discendendo lungo il fianco della prima collina, si accoglie con lo sguardo uno spiazzo. Lì, mimetizzata con l’ambiente roccioso, si distende il perimetro circolare di una capanna preistorica, datata ipoteticamente intorno al 2000 a.C..
Infine, alzando lo sguardo alla destra della capanna, ecco le pendici di quello che apparentemente si presenta come uno sperone di roccia, comuni nel territorio di Pietraperzia. In realtà si tratta del famoso “phrourion”, o avamposto d’osservazione, di Cuddaru di Crasto. Sono visibili tracce umane lungo le pareti, dove vi sono tombe a grotti cella con volta a forno, e in sommità, veramente difficile da raggiungere. Per accedere ad essa, si può procedere lungo uno stretto e ripido sentiero che si dirama nel fianco della cresta rocciosa o affrontare di petto una scalata ardita e audace. Nell’uno o nell’altro modo, lo spettacolo che si mostra in cima cancella ogni fatica. Da quella vetta, chi osservava, controllava tutta l’intera vallata e allo stesso tempo non veniva avvistato da chi poteva giungere dal basso. Chi passava le proprie ore sopra la “fortezza” naturale poteva muoversi su due piani, scavati interamente nella roccia viva. Il primo, più basso, è una terrazza, dove sono presenti tre grosse cisterne. Una delle tre presenta ancora i segni di dove veniva appoggiato il coperchio e, in più, anche la canaletta, ricavata dalla roccia, tramite la quale l’acqua piovana si versava dentro. Per salire al piano più alto v’è una scala intagliata nella pietra, perfettamente conservata. Raggiunta la sommità sono presenti dei vani, probabilmente ad uso di vedette.



(Foto del "Phrourion". Da sinistra. 1 - Scalinata nella roccia per piano superiore. 2 - Vano sul piano superiore. 3 - Una delle cisterne nel piano inferiore. 4 - Vano sul piano superiore)

Cuddaro di Crasto, forse per il suo nome, ha suscitato in alcuni studiosi l’idea che potesse trattarsi della città sicana di Krastòs. Ma nulla è certo. Il mistero di questo sistema, Tornambè – Fastuchera da un lato e Cuddaro di Crasto dall’altro, permane e solo una conclusione è plausibile. Grazie alla sua posizione strategica e al valore di controllo sul territorio circostante, l’agglomerato roccioso è stato luogo di vissuto antropico per diversi secoli, persino durante il periodo medioevale, periodo del quale è stata trovata diversa ceramica invetriata. Un periodo lunghissimo, sin dall’età del Rame, che categorizza questi luoghi come eterni e imperituri nel tempo, figli di una storia siciliana che si perde ancora una volta in episodi ignoti. Visitare il sito archeologico di contrada Tornambè- Fastuchera è un’esperienza unica e imprevedibile per chi ama la storia, la natura, ma soprattutto stupirsi.

Flavio Mela

* Le datazioni e i riferimenti storici sono tratti dagli interventi del Dott. Ugo Adamo, Presidente dell’Archeoclub di Piazza Armerina.

Clicca sulle foto per ingrandirle




(In alto da sinistra a destra. 1 - Paesaggio della vallata del fiume Salso. 2 - Sperone di roccia. 3 - Tomba a grotticella.)




(Foto da sinistra. 1 - Costone di roccia. 2 - Parete di roccia con tombe a grotticella)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Complimenti per l'articolo dott. Mela!
La sua terra è davvero piena di cultura e particolarità che sfortunatamente non trovano la giusta valorizzazione.
La ringrazio a nome di tutti i visitato de "Il Veltro" per la passione che mette nel trasmettere le sue conoscenze e nel pubblicizzare (senza un doppio fine) il suo territorio.
Con sincera stima

Armando

scavi archeologici ha detto...

Quante scoperte in questa bellissima Italia.